Dedicato al sostegno del genitore con patologia oncologica nella comunicazione al figlio minore della diagnosi e dell'iter terapeutico della malattia, il “Progetto LEGO: costruire le parole con i figli” degli Ospedali Riuniti di Bergamo è il vincitore del secondo premio dell’iniziativa “Mirasole 2009”, promossa dalla Fondazione Humanitas.
Il premio è stato recentemente consegnato a Maria Simonetta Spada, responsabile della Psicologia Clinica degli Ospedali Riuniti, in occasione del convegno “Ospedale: nuove frontiere dell'umanizzazione” che si è tenuto a Milano.
Al concorso, organizzato dalla Fondazione in occasione del suo decennale, hanno partecipato 57 strutture da tutta Italia con contributi innovativi e idee di grande qualità rivolti in particolare ai pazienti oncologici e ai bambini. Di tutti i progetti pervenuti, 15 sono stati selezionati da una giuria di esperti e i primi tre classificati hanno ricevuto un premio in denaro. Il progetto degli Ospedali Riuniti si è aggiudicato il secondo premio e un assegno di 3.000 euro.
L'obiettivo del progetto Lego è quello di sensibilizzare gli operatori sanitari affinché non escludano i bambini dalla malattia che riguarda chi sta loro vicino, in particolare i genitori. Uno psicologo effettua percorsi di consultazione per i genitori malati di tumore, in modo che l'attenzione alla comunicazione della malattia diventi parte integrante dell'attenzione e dell'accoglienza che riceve non solo il malato, ma anche le persone a lui vicine, soprattutto quelle più fragili come i bambini.
«Tutta la letteratura sottolinea l’importanza di rendere partecipe il bambino delle vicende di malattia che riguardano la famiglia - precisa Maria Simonetta Spada -. Comprensibilmente, i genitori tendono ad utilizzare nei confronti dei figli minori un atteggiamento protettivo nascondendo loro la gravità delle loro condizioni di salute, ma questo tipo di condotta non fa altro che alimentare un disagio psicologico all’interno del nucleo familiare. Aiutare il genitore o il familiare nella comunicazione della malattia serve a tutti: al malato per non sentirsi solo e per non compiere lo sforzo di far finta di nulla; ai figli per non sentirsi esclusi o addirittura responsabili di un allontanamento che non comprendono; ai curanti per costruire l'alleanza terapeutica».
«Si tratta di un importante riconoscimento per il nostro ospedale perché conferito da una delle più importanti fondazioni italiane ed europee dedicate all’umanizzazione in medicina - spiega Claudio Sileo, direttore sanitario dei Riuniti -. E’ un premio al lavoro d’équipe tra gli psicologi e gli oncologi dell’ospedale che contribuiscono al perfezionamento degli strumenti e delle strategie di comunicazione della malattia, ma anche allo studio di possibili miglioramenti in questo campo così delicato».
«Grande soddisfazione per questo riconoscimento che dimostra come innovazione e capacità di sviluppare soluzioni orientate alla persona siano elementi fondamentali che caratterizzano l’operato dell’ospedale - sottolinea Carlo Bonometti, direttore generale dei Riuniti -. E’ un contributo che ci sprona a continuare in questa direzione, verso l’attuazione di quei principi di personalizzazione delle cure e di attenzione alle persone che, specialmente nel caso dei pazienti oncologici, coinvolge non solo la sfera clinica ma anche quella sociale ed esistenziale».
A un anno dall’inizio del progetto, sono state effettuate in totale 136 prestazioni (67 colloqui di consultazione psicologica e 69 colloqui di sostegno) relative a 19 pazienti ( 3 figli adolescenti, 4 mogli e 3 mariti di pazienti oncologici e 9 malati di tumore) per i quali sono stati previsti momenti di incontro con i medici per un confronto più approfondito. In virtù degli importanti risultati raggiunti, il progetto continuerà anche per l’anno 2010 grazie al sostegno dell’Ordine degli avvocati.